Riforme costituzionali: la responsabilità di cambiare… responsabilmente

pd_renziSi apre una nuova stagione di riforme. Matteo Renzi, Segretario nazionale del PD e Presidente del Consiglio annuncia alla nazione la propria intenzione di riformare il nostro Paese. “Bisogna prendere atto di quello che la politica ha detto e non ha fatto negli ultimi anni e lavorare attorno a questo vuoto con un programma ben definito”. Riforme che attengono al programma di governo e riforme che modificano l’assetto dello Stato Democratico. Le prime, strettamente legate alla manovra dell’Esecutivo andranno a toccare i settori del Lavoro, della Giustizia, con particolare riferimento al riordino del Processo Civile, della Scuola, dei costi della politica, della burocrazia e dei diritti degli individui (ius soli e coppie di fatto). Le seconde, indubbiamente, più incisive ma anche più complesse in quanto andranno, invece, ad intaccare la nostra Carta Costituzionale e il principio dello Stato Democratico. Se le prime pur essendo necessarie impattano in modo minore sulla vita della nostra Repubblica (saranno infatti quasi sicuramente realizzate tramite lo strumento della legge ordinaria dello Stato o tramite eventualmente strumenti equipollenti: Decreto Legge o Decreto Legislativo), le riforme attinenti alla struttura statuale (legge elettorale, riforma del Senato della Repubblica e riforma del Titolo V della Costituzione) sono di gran lunga più impegnative e richiedono una soglia di attenzione maggiore. Ed è a questa soglia di attenzione che Renzi e tutto il PD dovranno guardare con estrema lungimiranza.

Le riforme strutturali incidono sulle fondamenta di uno Stato e non possono essere realizzate senza un contributo, il più ampio possibile, da parte di tutte le anime che compongono il PD e dopo aver sentito anche quelle forze politiche che si mostrino diponibili a tali opere riformatrici. Renzi non può correre da solo sull’autostrada ma dovrà saper ascoltare anche la minoranza del proprio partito affinchè tali riforme possano essere il più possibile condivise. Quella minoranza che, ad oggi, rappresenta quell’area di sinistra del PD che ha a cuore il concetto di eguaglianza. Una sinistra, come sosteneva Norberto Bobbio, che ha nell’eguaglianza la sua stella polare e che cerca di promuovere politiche che contrastino le diseguaglianze sociali ancor presenti nel nostro Paese. Non si tratta soltanto di “innovare”. L’innovazione non può non tener conto dell’uguaglianza. E’ un partito, il nostro partito, che nel suo DNA è democratico: non può, nella realizzazione di tali riforme, non cercare di tutelare ogni individuo, “uti singuli”, preso uno per uno ma eguale all’interno di una intera collettività.

Mi auspico che il Segretario nella realizzazione delle riforme tenga conto dell’apporto di tutte le componenti del Partito perché il PD è una grande comunità fondata sul dialogo, sul confronto, a volte anche serrato, e sulla sintesi; e non potrà mai essere, per sua natura, il partito di “un uomo solo al comando”. Tutte le riforme sono, a mio modo di vedere, ad oggi condivisibili e necessarie se realizzate però con buon senso, con la “diligenza del buon padre di famiglia” per evitare che l’obiettivo che si vuole raggiungere si traduca in una complicazione rispetto alla situazione quo ante e attuale.

Ora intendo però soffermarmi in particolare sulla riforma del Titolo V della Costituzione, la riforma delle riforme. La proposta di legge si prefigge di eliminare la materia concorrente mantenendo nelle mani dello Stato alcune competenze che si rileverebbero inefficaci se lasciate alle Regioni. Ritornano di competenza statale alcune materie tra cui: 1) grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione nazionale e relative norme di sicurezza; 2) produzione, trasporto e distribuzione nazionale di energia; 3) programmi strategici nazionali per il turismo. Contestualmente alla riforma del titolo V si procederà all’eliminazione dei rimborsi elettorali per i consiglieri regionali e l’equiparazione dell’indennità dei consiglieri regionali a quella del Sindaco della città capoluogo di Regione.

Il Titolo V fa riferimento ad una parte della Costituzione italiana che istituisce le Autonomie Locali: Regioni, Province e Comuni. L’obiettivo è stato sempre quello di dare all’Italia un carattere più decentrato. In questo modo lo Stato centrale e, quindi, i livelli più alti prendono le decisioni generali, anche in riferimento alle spese da effettuare. Ad un livello più locale, maggiormente vicino ai cittadini, si possono prendere le decisioni più precise, secondo un rapporto di richiamo alle leggi statali. Nel corso del tempo le Regioni hanno ricevuto sempre più competenze. Basti pensare a quanto valga l’autonomia regionale per ciò che riguarda la gestione della Sanità. Le Regioni possono far valere le loro decisioni in campo finanziario e organizzativo attraverso l’applicazione di varie imposte, come l’addizionale Irpef e Irap e la compartecipazione all’Iva. Tuttavia è da specificare che, anche in relazione a queste tasse, il maggior spazio di manovra resta sempre allo Stato.

La modifica del titolo V è necessaria perché alla base di tutto sono sorte varie problematiche. E’ su queste problematiche che ha lanciato un monito anche il Presidente della Consulta, Gaetano Silvestri, durante la relazione annuale della giurisprudenza costituzionale sottolineando che il Titolo V della Costituzione “rivela ogni giorno di più la sua inadeguatezza”. Una di queste riguarda i vari contenziosi tra Regioni e Stato in conseguenza dell’aver lasciato alle Regioni la competenza su molte materie non esclusive dello Stato. A tal proposito la Consulta segnala due esigenze tra loro complementari: da un lato è indispensabile una energica semplificazione dei criteri di riparto delle competenze, dall’altro si impone il rafforzamento di luoghi istituzionali di confronto allo scopo di restituire alla politica mezzi più efficaci per governare i conflitti centro-periferia senza attendere aggiustamenti e rattoppi dal giuidice delle leggi.  Le Amministrazioni Regionali, poi, hanno potuto sempre più spendere, in virtù della loro autonomia fiscale, e allo stesso tempo non si sono sentite di impegnarsi nel recuperare quel denaro. E così lo Stato si è veduto costretto ad agire per recuperare quei soldi attraverso imposte statali. Soldi che servono poi anche a coprire i buchi dei bilanci regionali. Una gestione poco attenta dei soldi pubblici, magari imputabile soltanto a singole Regioni, si ripercuote a livello nazionale. Tra l’altro non si può puntare nemmeno, secondo le disposizioni fino ad adesso in vigore, nel dare un incentivo che possa riversarsi in una forma di discredito degli Amministratori Locali inefficienti, perché a perderci è sempre e comunque la fiscalità generale. Detta modifica del Titolo V dovrebbe garantire una maggiore flessibilità in modo da consentire allo Stato di avere una maggiore influenza sulle Autonomie Regionali. Molto spesso si sono verificati degli scandali, perché alcuni consiglieri regionali sono stati sospettati di aver usato a sproposito i cospicui fondi elettorali messi a loro disposizione. Sono note a tutti le vicende dei rimborsi elettorali che hanno creato numerosi problemi a livello finanziario.

Secondo gli esperti esiste un problema di fondo a cui si dovrebbe cercare di rimediare. In particolare, è stato preso atto di come le Regioni hanno potuto contare sull’aumento dei loro poteri decisionali ma non hanno potuto partecipare al sostentamento delle spese nemmeno con l’inasprimento delle tasse locali. In sostanza non esisterebbe una corrispondenza nella loro autonomia fiscale e questo solleverebbe gli Enti Locali dalle loro responsabilità. Una possibile riforma dovrebbe tenere conto anche di questo aspetto così da alleggerire il peso per lo Stato e da far intervenire direttamente gli Enti Locali nel reperimento dei fondi nell’ottica di un maggiore senso di responsabilizzazione.

Mi auguro che questa nuova stagione di riforme possa veramente far cambiare il passo all’Italia per il bene di tutti, per amore del mio Paese. C’è bisogno di un cambiamento, ma di un cambiamento responsabile.

Erminio Forzanini
Segretario Circolo PD Bagnolo Mella

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