Renzi suona la campanella

letta_renzi_campanellaCosì titolava la settimana passata l’Unità, per sottolineare le battute di Renzi nella prima riunione del Consiglio dei Ministri, quando affermava che “la ricreazione è finita”. E’ un’affermazione forte, ambiziosa, se vogliamo intenderla per il significato che può avere o che vogliamo dare, oppure magari non la condividiamo perché per alcuni può darsi che la ricreazione non ci sia stata. Io penso che in questi anni di ricreazione ce ne sia stata parecchia, anche se il Partito Democratico è responsabile in misura molto minore rispetto ad altri. Vero è che anche noi negli anni in cui siamo stati forza di Governo non siamo stati in grado di cambiare la politica che guidava il nostro paese, e soprattutto eliminare la burocrazia che vive di rendita sulla politica stessa, e ne rallenta le decisioni economiche, sociali e politiche.

Ora è davvero arrivato il momento di correre, non possiamo più permetterci tempi biblici per prendere decisioni, perché gli italiani non ce lo permetterebbero, perché non ce la fanno più ad aspettare,  e non vogliono più sentire che c’è una ripresina mentre la disoccupazione aumenta, mentre diventano sempre più poveri. Ecco la scommessa che il Partito Democrtico si gioca con l’operazione Renzi, scommessa legata al contenuto della svolta, non solo alla sua indubbia capacità di tenere la scena. Un progetto con investimenti selettivi per l’innovazione, più competitività attraverso la ricerca, la scuola, il lavoro femminile e giovanile. Non avrebbe senso spendere il Segretario in una legislatura priva di una maggioranza coerente, se fosse impossibile una correzione di rotta nelle politiche sociali ed economiche.

Alcune obiezioni al brusco cambio a Palazzo Chigi affondano le radici nella politologia prevalente nel ventennio; dove ci sono state dottrine che detestano i partiti, che hanno cercato e lo fanno tutt’ora di delegittimare il sistema parlamentare e invocano il Presedenzialismo ove la Costituzione non lo consente, oppure nuovi movimenti che invocano la democrazia diretta, ma espellono chi non condivide la linea del Lider Maximo. Noi dobbiamo credere in questa scommessa, perché il Partito Democratico alle domande della società non può dare risposte generiche e demagogiche. La nostra centralità non può cambiare la nostra idea di Governo, non possiamo pensare che le istituzioni siano posti da occupare e per guadagnare il consenso bastino messaggi.

Governare è competenza, coerenza e a volte rischio, e siccome è questa la responsabilità che deve impegnare la politica, il nostro confronto deve partire da qui. Il solo modo di aiutare l’Italia oggi è sostenere questo governo. Certo le sfide che Renzi oggi ha davanti sono difficilissime, e oggi all’Italia serve uno shock. Ecco perché sono fiducioso che la sua ambizione personale possa diventare un’ambizione collettiva del PD, a patto che il volontarismo non si trasformi in avventurismo. L’augurio è che, così come gli è riuscito in Italia, riesca a contribuire a rottamare l’Europa conservatrice. combattendo l’austerità che NON ci tirerà fuori dalla recessione e le preoccupanti spinte populiste che vengono avanti, tramite la costruzione di un europeismo coraggioso.

In questa impresa difficilissima Renzi non può permettersi di agire da uomo solo al comando, ma dovrà portarsi indietro l’intero Partito Democratico. In caso di fallimento, non ci sarebbe solo la sconfitta di un uomo politico, ma di tutto il centrosinistra e del PD, con importanti conseguenze per la democrazia del nostro Paese. Ecco perché, Matteo, ora non puoi fallire; te lo chiede uno che non ti ha votato, ma che ora si fida del tuo progetto.

Fausto Delpero

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