Spese dei gruppi consiliari in Regione: qualche precisazione

logolombardiaCondividiamo questo articolo inerente l’inchiesta sulle “spese pazze” in Regione Lombardia. Nutriamo massima fiducia nell’operato degli inquirenti, ma la logica del “sono tutti uguali” non ci sta bene, e qui vi spieghiamo perchè.

L’indagine sulle spese dei gruppi consiliari volge al termine. Nella giornata di giovedì sono infatti stati notificati a 65 consiglieri ed ex consiglieri gli atti di chiusura delle indagini a loro carico, ancora relativi alla vicenda scoppiata a fine 2012. Cinque su sessantacinque sono esponenti del PD (qualcuno ha scritto che sono equamente distribuiti tra le parti politiche, ma non è così). Si tratta degli ex capigruppo Guido Galperti, Carlo Porcari e Luca Gaffuri (tutti i capigruppo di maggioranza e di opposizione nel periodo dal 2008 – 2013 sono in questa lista), e degli ex consiglieri Angelo Costanzo e Carlo Spreafico. Ai primi tre, in particolare, vengono contestate non spese personali, ma spese autorizzate nel ruolo di presidente del gruppo consiliare. L’accusa per tutti è di peculato, ovvero di appropriazione di un bene o di denaro di cui si ha la disponibilità in qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. Entro venti giorni i sessantacinque destinatari dell’avviso potranno spiegare alla magistratura la correttezza delle spese rimborsate o autorizzate, nel caso dei capigruppo. Dopodiché la magistratura deciderà per il rinvio a giudizio o per l’archiviazione. Corre l’obbligo di aggiungere che sono indirizzati verso l’archiviazione la gran parte dei consiglieri del Pd che avevano ricevuto l’avviso di garanzia, mentre non è così per le altre forze politiche.

Il reato presuppone il dolo, cioè la volontà di compiere un illecito, e il vantaggio personale. Le spese contestate sono relative a collaborazioni di cui il gruppo si è avvalso per la comunicazione o per l’approfondimento di alcune tematiche (la quasi totalità di quanto contestato a Galperti, per esempio, consta in due collaborazioni). Ci sono alcune spese relative ai cesti natalizi per i collaboratori (i famosi salami e cotechini) e ai pranzi – uno a Natale e uno in estate – sempre con i dipendenti e i collaboratori del gruppo. L’acquisto dell’aspirina, di cui ha parlato anche il Corriere, non è nient’altro che l’integrazione della cassetta di pronto soccorso in uso al gruppo, dove lavorano quotidianamente una trentina di persone, oltre ai consiglieri. Difficile definire queste spese come “rimborsi”, e altrettanto difficile è ravvisare l’interesse personale dei capigruppo.

Queste le spiegazioni che crediamo di dover dare ai nostri lettori, simpatizzanti e militanti del Pd. La conclusione è che conserviamo la fiducia che tutto si possa chiarire e che le posizioni possano essere risolte in tempi brevi e nel modo migliore. Occorre comunque ribadire che le regole sono cambiate e che dopo il decreto Monti il Consiglio regionale ha approvato nel giugno scorso una legge severa e molto restrittiva che non solo riduce drasticamente le risorse a disposizione per il funzionamento dei gruppi consiliari, ma ne circoscrive anche il raggio d’azione. È evidente che, paradossalmente, visto che i problemi maggiori si sono riscontrati sull’altro fronte, sarà l’opposizione a vedere di fatto ridotta la sua possibilità di azione, perché chi governa potrà continuare a utilizzare le risorse della presidenza e degli assessorati. Tuttavia è bene che ora si tolga finalmente l’ombra che avvolge l’operato del Consiglio regionale.

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