C’è ancora bisogno di sinistra in Europa?

renzi-schulzIn questi anni di crisi economica si continua a parlare di integrazione europea senza però veder alcun risultato degno di invertire il corso della politica comunitaria, nella quale l’austerità ed il rigore delle politiche economiche non hanno prodotto alcun risultato. E così quale può essere oggi il nostro ruolo in Europa?

La sinistra europea se vuole essere protagonista del cambiamento della politica in Europa deve rivedere completamente il suo ruolo riflettendo sul trauma e sulla crisi che l’ha colpita nel 1989 dopo il crollo del Muro di Berlino. È da qui che non ha saputo ricostruire il suo ruolo; non è stata in grado di ricostruire un nuovo modello culturale di valori per sviluppare una nuova e moderna concezione di progressismo. Ha pensato che il suo ruolo fosse solo quello di controllo dei nuovi processi economici che avanzavano prepotentemente senza riuscire a mitigare e contenere le spinte neoliberiste attraverso una riduzione degli eccessi.

Purtroppo l’enorme crisi economica scaturita dal capitalismo della finanza e dall’economia di carta ha contribuito a far sì che la politica della sinistra si dimostrasse pura illusione. Si è assistito a una progressiva diminuzione dell’influenza dei partiti socialisti, socialdemocratici e progressisti; il ruolo stesso dei Sindacati si è gradualmente affievolito.

Oggi il mondo è segnato da profonde diseguaglianze, ingiustizie sociali e una spaventosa ricchezza nelle mani di pochi. Il lavoro stesso è profondamente cambiato e anche quello a tempo pieno e indeterminato ha bisogno di una maggiore difesa e tutela. Il mondo del lavoro è precario, ed anche i lavoratori assunti a tempo pieno e indeterminato o tutelati da contratti nazionali o aziendali non guadagnano abbastanza per vivere dignitosamente. La tendenza diffusa in Europa è quella di un blocco della mobilità sociale; pensioni, stipendi e diritti di cittadinanza sono sotto attacco.

Il ruolo nuovo della sinistra europea sarà di far riemergere l’uguaglianza, la giustizia sociale e del lavoro, la partecipazione come allargamento della democrazia. Concetti che hanno sempre contraddistinto quel modello sociale europeo che ha prodotto welfare, benessere, contratti, protezioni sociali invidiate da tutti gli stati del mondo. Il progressismo europeo deve ritornare a essere portatore di politiche economiche che esprimano i veri valori della sinistra. Politiche sostenute da quegli ideali che hanno permesso a grandi masse di persone con poche speranze di identificarsi in quei valori al fine di rappresentare quelle persone ai margini che, ancor oggi, chiedono aiuto.

Dobbiamo far comprendere agli elettori che non è con la demagogia, con il populismo o con le minacce di uscire dall’Euro che riusciremo a sconfiggere le politiche neoliberiste e di austerità che hanno caratterizzato e che sicuramente caratterizzeranno i partiti di centrodestra. La sinistra europea dovrà rompere con lo schema neoliberista dell’ossessione della disciplina di bilancio e dei tagli della spesa in campo sanitario, dell’istruzione e delle pensioni verso politiche sociali. Dovrà impegnarsi per realizzare una vera integrazione nella quale i poteri di decisione siano spostati verso il Parlamento Europeo per una democratizzazione delle istituzioni e una maggiore trasparenza dei processi decisionali.

Solo con una vittoria dei partiti e dei movimenti di sinistra si potrà veramente costruire l’integrazione europea in cui, non i tecnici di Bruxelles, ma i partiti politici dovranno decidere, con scelte nuove, politiche economiche rivolte ai grandi investimenti così da cambiare la linea politica fino ad oggi seguita, e fino ad oggi rivelatasi drammaticamente inefficace.

Fausto Delpero

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Un commento

  1. gipidi@inwind.it · · Rispondi

    interessante la lettera al direttore del GdBS di stamattina

    merita una bella risposta…se ce la pubblicassero

    buona giornata

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