Riforme costituzionali: maneggiare con cura

parlamentoChe questa dovesse essere una legislatura costituente era ed è un dato acquisito dal PD tutto. Non c’è frattura tra innovatori e conservatori. E sarebbe un bene che questo argomento venisse messo finalmente nel dimenticatoio. Che con il governo Renzi si sia entrati in una fase politica di potenziale grande cambiamento è anch’esso un dato acquisito. Nessuno pensa di intralciarne l’azione, men che meno la sinistra riformista del PD. Lasciatemelo dire, ce lo impedisce la nostra storia.

Credo che Renzi farebbe bene a scommettere di più sul suo PD, nelle sue diverse anime, senza cadere nella tentazione di considerarle un ostacolo al suo primato personale. Il Congresso è alle spalle, per tutti. Le proposte di correttivi alle riforme istituzionali sono tutte improntate ad accrescerne il tasso di riformismo. Altro che qualche senatore alla ricerca della visibilità. Partendo dalla necessaria correlazione tra legge elettorale e superamento del bicameralismo paritario se si va verso una legge maggioritaria, un Senato delle Autonomie immediatamente si rinvia al tema delle garanzie, dei pesi e contrappesi tra i poteri dello Stato. Non considero dirimente l’elezione diretta dei senatori anche se la riduzione drastica di deputati e senatori darebbe lo stesso risultato in termini di minori costi della politica. Ma valuto questo un argomento “non degno di merito” quando si ragiona di architettura dello Stato. Già nel linguaggio è una resa al populismo.

Ci sta l’elezione indiretta del Senato. Ma qui siamo solo alle premesse. Il disegno di legge del governo si ferma qui. Se il Senato delle Autonomie tende ad essere come il Bundesrat tedesco non è coerente che sia composto da rappresentanti di Regioni e Comuni. A legiferare in periferia sono le Regioni. Assolutamente incongruenti sono i 21 senatori (su 148) di nomina del Presidente della Repubblica. Possono cambiare le maggioranze. E veniamo alle garanzie. Con una legge maggioritaria e una sproporzione tra i componenti delle due camere è dietro l’angolo il pericolo di una “dittatura della maggioranza” che può eleggersi il suo Presidente della Repubblica, i suoi componenti del Consiglio Superiore della Magistratura e condizionare l’iter di formazione delle leggi e neutralizzare qualsiasi iniziativa del Senato.

Se la scelta cade sul Senato di 2° livello il Presidente della Repubblica deve essere eletto da un’altra platea: così è in Germania. Lo stesso vale per il CSM. In caso contrario si va dritti verso una diarchia tra premier e presidente. E la diarchia è un sistema tra i più instabili in cui uno dei due poteri si mangia l’altro. “Si parva licet componere magnis”, la più nota diarchia della storia, quella di Roma antica, è finita con il Principato che ha annichilito le istituzioni della Repubblica (lasciate intatte ma impotenti). A completare il sistema delle garanzie vanno introdotti la prerogativa per minoranze qualificate di adire direttamente le leggi alla Corte Costituzionale e l’obbligo di esaminare in tempi certi le leggi di iniziativa popolare. Sono proposte, frutto della cultura politica fondante il PD, che è una bestemmia definire conservatrici.

Oppure dobbiamo sacrificarle sull’altare di una data (il 25 maggio) e di un cedimento, involontario quanto si vuole, all’antipolitica? E’ evidente a tutti che sono proposte realizzabili con gli attuali equilibri politici. Così come sono necessarie modifiche all’Italicum. A maggior ragione con l’opzione del Senato delle Autonomie

A un Senato di 2° livello non può fare da contraltare una camera di nominati (così è l’Italicum). Delle due l’una: o si istituiscono i collegi uninominali o si introduce la doppia preferenza di genere.

A un Senato di 2° livello non può fare da contraltare una camera in cui un partito con 3 milioni di voti è fuori dal Parlamento (così è l’Italicum con lo sbarramento all’8%).

A un Senato di 2° livello non può fare da contraltare una camera in cui partiti coalizzati sotto il 4,5% sono fuori dal parlamento ma concorrono al premio e danno i loro seggi al partito più forte, che si inventa anche liste civetta.

Qui e ora l’approvazione di queste leggi in tempi rapidi può anche depotenziare il populismo ma senza radicali correttivi non aggredisce alle radici la crisi della democrazia rappresentativa e allarga il solco tra governanti e governati. Alla lunga, senza l’organicità di un disegno che guarda ai prossimi decenni, una camera di nominati, un Senato di 2° livello, milioni di elettori non rappresentati, l’assenza di garanzie per le minoranze non saranno mai all’altezza del compromesso dei Padri costituenti che restituirono all’Italia dignità internazionale facendone una delle promotrici dell’Unione Europea.

Mai dimenticare la saggezza di De Gasperi: ”Gli statisti guardano alle future generazioni, i politici alle future elezioni”.

Erminio Forzanini
Segretario Circolo PD Bagnolo Mella

 

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