Il futuro del nostro partito, tra desideri di scissione e bisogno di unità

bandiera pdI dati degli ultimi sondaggi contengono, senza ombra di dubbio, una cruda realtà. Il Partito Democratico ha perso consensi. Rispetto al dato elettorale riscontrato nelle ultime elezioni europee del maggio 2014 che lo attestava attorno al 40%, e lo collocava, di gran lunga rispetto agli altri partiti presenti sulla scena politica italiana, il primo partito italiano ora il PD si trova in netta flessione. Ci sono sei punti in meno, sei punti molto pesanti soprattutto sul piano simbolico. La corsa iniziata con l’eccezionale risultato elettorale del maggio scorso per la conquista della maggioranza elettorale assoluta sembra si stia arrestando, si stia esaurendo. Ciò non significa che il PD, guidato da Renzi, non è più, ancor oggi, il primo partito ma, indubbiamente, lo scenario politico italiano sta, pian piano, mutando. E’ vero, rispetto al quadro quasi paritario che Forza Italia, PD e Movimento Cinquestelle presentavano nel febbraio 2013, il PD è ancora una forza politica molto forte, grazie ed in larga misura alla leadership di Renzi, ma la flessione è iniziata. E’ un dato di fatto a cui non ci si può nascondere. Credo che questo segnale, che emerge dai sondaggi e che vede il Partito Democratico in caduta non certo insignificante, non è da sottovalutare. Il dato del 40% da un lato e il declino di Berlusconi e l’ascesa di Beppe Grillo dall’altro aveva fatto sperare che il Partito Democratico diventasse l’unico polo di attrazione nel disastrato panorama politico italiano.

Oggi sappiamo però che non è così. La lettura che va data è un’altra. Ci troviamo di fronte ancora ad un sistema politico tripartitico come era stato evidenziato alle ultime elezioni politiche. La Lega, grazie anche e soprattuto ai proclami e agli slogan ad effetto del suo segretario Salvini, ha ripreso quota, ha raddoppiato i consensi stessi rispetto alle Europee e l’emorragia dei Cinquestelle pare si sia arrestata a causa dei molteplici errori commessi dalla loro leadership. La catena delle clamorose espulsioni e i risultati deludentissimi delle amministrative non hanno scalfito, tuttavia, lo zoccolo duro di quel quinto di elettorato di protesta oltranzista evitando l’erosione totale del grillismo. Qualcosa sta però cambiando anche nella politica di leadership di Renzi. Le fratture interne al PD si stanno aggravando con conseguente perdita di consensi da parte di cittadini osservatori dei continui litigi famigliari. La questione delle primarie in Liguria che ha visto l’uscita dal partito di Sergio Cofferati va ad aggiungersi ai progetti ed alle intenzioni, alimentate anche dalla stampa e dai mass media, di scissione interna al partito, una spina nel fianco del Partito Democratico che vede tutti, proprio tutti gli appartenenti a questa forza politica investiti di una grande responsabilità, quella delle sorti future del partito.

La politica del Governo Renzi nell’ultimo semestre con l’introduzione del bonus degli ottanta euro, la lotta alla burocrazia, lo scontro frontale con i Sindacati nella battaglia sul Jobs A,ct aveva il fine accaparrarsi una fetta dell’elettorato moderato di centrodestra ma questo tentativo di sfondamento non è andato oltre ai voti di Scelta Civica. Coloro che a maggio nelle precedenti elezioni europee si erano astenuti oggi, più che mai, sembrano essere ritornati in campo a tifare per il centrodestra.

Questa azione, questo tentativo di allargare a destra oltre all’area centrista ha sicuramente eroso la parte sinistra del partito alimentando in quest’area continui malcontenti e desideri di scissione. Errore strategico di Renzi oppure è troppo presto per parlare di strategia sbagliata? Il senso di questa strategia era chiaro. Il premier ha puntato tutto nell’aver un governo forte che sapesse rispondere ai radicalismi della Lega e dei Cinquestelle. Ed invece il risultato è stato quello di un PD che verso l’esterno sta perdendo consensi e nel suo interno sta alimentando i sentimenti di scissione nella sua area di sinistra. La tempesta perfetta è, quindi, iniziata. E credo che non si tratti certamente di una tempesta in un bicchier d’acqua, ricollegandosi ad un passo di Cicerone nel De Legibus sprezzante per le proposte di legge avanzate da un piccolo mestatore, che sarebbe stato molto più rispettabile se avesse provocato le stesse tempeste non già “in una coppetta”, ma almeno nel Mar Egeo.

Renzi ha un assoluto bisogno di uscire indenne anche dalla partita del Colle se vuole che il PD non continui la sua caduta nei consensi. Dovrà dialogare con il fianco sinistro del suo partito, trovare un accordo sul nome da proporre nella corsa al Quirinale soprattutto con quelli del suo partito. Nel contempo però, e nell’interesse delle fasce più deboli della popolazione, la sinistra interna dovrebbe pensare davvero, con dedita attenzione, se lo sfaldamento del Partito Democratico, grande contenitore delle più varie culture riformiste tanto faticosamente costituito pochi anni or sono, e peraltro in grave ritardo, sarebbe davvero una buona cosa.

So bene che Renzi sta offrendo cento e uno pretesti a chi vuole spaccare, andarsene, ricostituire la sinistra pura e dura, magari con tanto di citazione di Berlinguer che non guasta mai. Forse Renzi se lo augura, ci dà pure la spintarella. Ma il Pd è qualcosa di più grande e complicato. Se Renzi ha vinto le primarie nel 2013 e poi si è preso la guida del governo pochi mesi dopo, è per la palese inadeguatezza della classe dirigente che lui ha sconfitto. Non possiamo dimenticarlo. Desiderio di scissione o bisogno di unità? E’ questo l’interrogativo che dobbiamo porci tutti con estremo senso di responsabilità verso il Paese Italia. Vedo innescarsi una dinamica pericolosa che, se non controllata, può portare alla frantumazione della sinistra italiana, nel maldestro tentativo di scimmiottare le esperienze di Syriza e Podemos, ignorando le specificità di questo Paese. Chi dà per scontato lo sfaldamento del Pd e, anzi, se lo augura, commette un grave errore di irresponsabilità. Saggezza, rispetto, curiosità e unità… mi piacerebbe che fosse questo lo spirito interno al PD. Senza congiure dietro le quinte per costruire fantomatici nuovi partiti o magari, più modestamente, per restituire le scortesie del passato.

Erminio Forzanini
Segretario Circolo PD Bagnolo Mella

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Un commento

  1. PD, ma quale 40 e oltre per cento?
    40 per cento in rapporto a cosa…
    Povera Italia.
    Ha vinto il partito del “non voto”, ma su questo vige autocensura con rigore.
    Prendiamo per esempio le elezioni dei parlamentari europei del 25 maggio 2014.
    Dati ufficiali definitivi del Ministero dell’Interno tratti da suo portale.
    Affluenza:
    6-7 giugno 2009 Italia+Estero 65,05%, Italia 66,46%;
    25 maggio 2014 Italia+Estero 57,22%, Italia 58,68%;
    Quindi si deduce che il partito del “non voto” si attesta in quest’ordine:
    Italia + estero astenuti 21.671.202 ossia il 42,78%;
    Italia astenuti 20.348.165 ossia il 41,32%;
    Questo è il dato nazionale. Più eclatante e sintomatico se si tiene conto dei risultati nell’Italia meridionale, più incazzata verso questa politica qualunquista ed inconcludente. Spesso, corrotta.
    Sardegna astenuti 58%
    Sicilia astenuti 57,12%
    Calabria astenuti 54,24
    Puglia astenuti 48,48
    Basilicata astenuti 50,44
    Campania astenuti 48,92
    A questi elettori astenuti bisogna aggiungere un altro milione e mezzo di elettori che hanno deciso di mandare a quel paese i nostri politici direttamente nelle urne.
    Schede bianche 577.856 1,99%;
    Schede nulle 954.718 3,30%;
    In tutto “i non voto” italiani sono il 47,29 %.
    In più vi è quella parte che vede nel Movimento 5 Stelle il collettore ideale della loro protesta. 5.807.362, 21,15% Italia+estero, Italia 5.792.865, 21,16%.
    In definitiva 22 milioni di italiani hanno deciso di protestare con il sistema del non voto, che i denigratori chiamano astensione.
    Io credo che questo governo abbia una vita breve e penso che se si facessero elezioni politiche oggi, emergerebbe un’amarissima sorpresa, non c’é un luogo visitato da Renzi dove non sia stato duramente contestato e i dati del progressivo calo sono, a mio avviso, la punta di un iceberg gigantesco. Purtroppo questo governo, per ora, non ha avversari credibili e vive attaccato a questa macchina dell’ossigeno che l’indifferenza e il menefreghismo Italiano, gli fornisce. Ma i tempi son maturi e sono sicuro che alla prossima consultazione, spero piu presto possibile, ne vedremo delle belle.

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