25 Aprile, è questo il fiore…

25 Aprile. Festa di Liberazione, festa di Democrazia.
“Eravamo ridiventati uomini” parafrasando Bobbio. E’ qui racchiuso tutto il senso di questa ricorrenza.
“Eravamo ridiventati uomini con un volto solo e un’anima sola. Eravamo completamente noi stessi. Ci sentivamo di nuovo uomini civili. Da oppressi eravamo ridiventati uomini liberi”.
L’intensità delle parole di Bobbio ci riportano indietro nella storia e la memoria unita al ricordo serve per metabolizzare il passato e ricordare a tutti noi quel miracolo della libertà che i nostri padri ci hanno affidato e che noi tutti quotidianamente dobbiamo ergere a nostro vessillo e tramandare alle future generazioni.
La festa di Liberazione ha rappresentato e rappresenta una rinascita a vita nuova dalle macerie dell’età buia del fascismo alla ricostruzione ed alla rinascita economica nel dopoguerra.
Il fascismo è stato un’onta nella storia del Paese con la conseguenza che l’equidistanza tra fascismo e Antifascismo è indubbiamente abominevole.
La negatività del fascismo contrapposta alla positività della Resistenza.
Ricordare il 25 Aprile, senza retorica, significa ricordare la vittoria della libertà sull’oppressione, della democrazia sulla dittatura.
La dignità umana al centro della società e dello Stato, l’abolizione di qualsiasi privilegio, il conseguimento della giustizia sociale. Lo spirito della Resistenza non è morto. E’ morto in coloro che non lo hanno mai avuto.
Quando invochiamo lo spirito della Resistenza, non esaltiamo soltanto il valore militare, ma anche il valore civile, le virtù del cittadino di cui una nazione, per mantenersi libera e giusta, ha bisogno tutti i giorni.
Siamo qui per ricordare, perché gli altri non dimentichino. Per ricordare la nascita della Democrazia. Libertà, uguaglianza e fraternità, nobili parole alla base dell’Antifascismo.
La Resistenza non è finita. Noi viviamo in una situazione che è la conseguenza della Resistenza e anche coloro che la denigrano o la ignorano non possono fare a meno, in quanto vivono e operano in questa situazione, di accettarne i risultati.
Che questo 25 Aprile sia come un volo di speranza, che si alzi ancora nel cielo a indicarci il cammino perché dalla Resistenza sappiamo trarre quei valori di Democrazia che ogni uomo deve quotidianamente portare con sé, il suo patrimonio, il suo bagaglio.
L’uomo che crede nei valori, ricorda ed è sempre in allarme. La libertà è quella che si conquista giorno, in giorno, l’uguaglianza è quella per cui si lotta e non è mai raggiunta, la pace è quella che si difende dagli assalti dei violenti.
Ed allora dobbiamo essere sempre pronti a difendere la dignità dell’uomo e le conquiste ottenute con la sconfitta del fascismo, nel nome dell’amore e della Democrazia.

Il Segretario di Circolo
Erminio Forzanini

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Un commento

  1. gianpietro · · Rispondi

    Ma i conti con il fascismo non li abbiamo mai fatti fino in fondo.
    Questo ha permesso che tornasse in auge il pensiero dell’equidistanza o peggio dell’equiparazione dei combattenti delle due fazioni.
    Il doveroso rispetto per le vite messe in gioco e spese per le due cause non è messo in dubbio. Le motivazioni che hanno spinto però molte persone a scegliere da che parte stare invece, devono essere valutate e davanti alla storia pesate e giudicate. Lo stesso giudizio che avrebbe permesso di discernere, intervenire con fermezza, senza volontà di vendetta, e impedire la prosecuzione di un sistema di potere – alti burocrati, alti funzionari, alti militari – che, ancora oggi a differenza di quanto per esempio successe in Germania, non ci consente un sereno confronto e una altrettanto schietta individuazione delle responsabilità e del conseguente giudizio e diniego dell’ideologia fascista.
    Numerose le testimonianze di malefatte e ingiuste esecuzioni da ambedue le parti macchiano la storia della Resistenza: proprio per questo sarebbe necessario un sereno confronto che chiarisca con fermezza che, nonostante gli errori commessi, proprio perché si viveva in una dittatura, fu giusto combattere per ottenere la libertà. Ingiusta è la ritorsione e la vendetta, sacrosanta la Resistenza e la Lotta di Liberazione.
    Molte persone hanno dato la vita per permettere al nostro Paese di essere libero da una dominazione antidemocratica e liberticida. A tutte loro oggi noi dobbiamo memoria, onore e rispettosa riconoscenza. Proprio per questo l’eredità che ci lasciano è il dovere di difendere i principi di libertà, uguaglianza, democrazia, fratellanza che rendono civile un popolo, di continuare l’impegno per manutenere e custodire la Libertà democratica.
    La Resistenza e la conseguente Liberazione ha un colore: quello del sacrificio del proprio interesse e quieto vivere per il bene degli altri, quello della speranza di un mondo migliore in cui poter realizzare i sogni di ogni persona, quello della volontà di difendere il diritto dovere di formarsi e professare le proprie idee secondo verità senza imposizioni preconcette, quello di sognare un mondo in cui ogni persona vale per ciò che è e ha le stesse possibilità di poter valorizzare i propri talenti, quello di non essere discriminato per ciò che pensa, dice, per ciò ha o che è.
    E tutto questo realizzato insieme.
    Un solo colore fatto di tanti colori diversi, ma uniti come nell’arcobaleno. Un grande ponte che unisce e armonizza le differenze.
    Dunque in questa stagione che vede riemergere la voglia, spacciata per necessità di sicurezza identitaria, e l’urgenza di muri, fare memoria della resistenza e della liberazione assume anche l’impellente dovere di ribadire che ogni persona ha diritto di sentirsi “un volto solo e un’ anima sola” perché figlia della Costituzione: frutto supremo della volontà di quei Resistenti che, per garantire la libertà di tutti, hanno rinunciato a difendere i particolari convincimenti di ogni singolo con l’intento di darci la possibilità di divenire da gente a popolo, da sudditi a cittadini.

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